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Freelance: si nasce o si diventa?

22 Commenti 14 giugno 2013

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Lavorare da casa, in biblioteca, da un bar o da #scrivaniegemelle @caiacoconi

 

Oggi voglio cominciare una delle mie tante rubriche per parlare un po’ di me. Di me, me. Del mio lavoro, di quello che faccio ormai ogni giorno, di come ci sono arrivata e di quello che ho in testa di fare ‘da grande’. Delle difficoltà con cui mi scontro e delle risate che mi faccio, delle cose che mi stanno attorno e di quelle che mi galleggiano dentro. Voglio parlare dei miei sogni e di quelli che non lo sono più perché sono cambiata o perché li ho realizzati e sono i miei giorni. Voglio parlare della mia professione, dei suoi risvolti insoliti e curiosi, dei nodi inaspettati che tocca sbrogliare e delle mie ossessioni, che ogni mattina intingo nel caffellatte.

Volevo, voglio fare un sacco di cose, ma siccome a volte mi perdo mi sono scelta una compagna d’avventura, che mi mandi una mail il giovedì sera con scritto: “Hey hai scritto qualcosa per domani? Fallo”. Che mi inviti a pranzo e mi costringa a mangiare seduta, che si aspetti qualcosa da me, perché io glielo dia, improrogabilmente. Vi presento Ilaria, una donna affascinante e minuta, dalla risata infantile e gioiosa e improvvisa, una giornalista e una blogger che sembra introversa, ma si dona generosamente e ha scelto anche lei — forse tanto tempo fa, dietro altri nick e altri indirizzi — di diventare mia amica.

E queste sono le nostre #scrivaniegemelle.

Freelance: si nasce o si diventa?

Io modestamente lo nacqui.

Nella mia breve vita professionale mi sono licenziata più volte di quanto sia stata assunta.

E non perché non abbia voglia di ‘faticare’, ma sono esigente. E poi mi stufo. Quando ho imparato una cosa nuova non ho più voglia di sbatterci le corna. Non mi piace avere un capo — e non perché io sia presuntuosa (a dire il vero ogni tanto ci pecco, anche se poi chiedo perdono), ma soprattutto perché ci sono già io che assillo, angoscio, premo, scoraggio, limito e ostruisco. Ci manca andersene a cercare un altro.

E poi, a dispetto della crisi sono sempre stata animata da una positività estrema, accecante e forse un pochino folle che mi faceva sempre pensare: be’ se ho trovato questo, perché non dovrei trovarne un altro, di lavoro (e anche migliore)? Deve avere a che fare con la mia vecchia passione per Via col vento. È vero che poi mi son trovata con il mio motorino scassato a far la pony express nel traffico di Roma o la gelataia coi turni di notte, ma tutto sommato mi sono sempre divertita. E non è mica poco.

Insomma bisognerebbe capire se la vita da freelance l’ho scelta o mi è venuta a cercare.

Mi piace dire di averla scelta quando all’orizzonte non si prospettava altro.

Ma non è stata una di quelle spinte da tuffo in piscina uno-due-tre-splash piuttosto un delta entro cui mi sono districata prima di sfociare nel mare aperto della libera professione.

Ho cominciato con collaborazioni piccole. Proposte cui non ho dato peso, progetti nati per gioco. Dentro, la gioia di guadagnare finalmente qualcosa scrivendo.

Poi il libro e la vera pratica quotidiana della scrittura. Il banco di prova, per una come me che la costanza non sa dove sta di casa. L’ho fatto, senza nessuno che mi controllasse. Senza un capo, solo la mia determinazione cocciutaggine. Posso farcela, allora. Posso farlo di nuovo, posso farlo tutti i giorni. Posso scegliere ogni mattina di mettermi alla scrivania, dare una scrollata alle scartoffie, appoggiare accanto al mac taccuini e una tazza larga e spessa e cominciare a scrivere: per il web, per la carta stampata, per l’editoria, per me. Per progetti nuovi, per gli stessi che nel frattempo sono cresciuti. Posso scrivere e trovare qualcuno che mi paga per questo.

Non ho più motivo di cambiare lavoro, ‘sta volta non posso trovarne uno migliore. Io modestamente lo resto.

I tuoi commenti

22 Commenti fin'ora

  1. Maria Chiara ha detto:

    posso? ti invio. mamma mia quanto ti invidio.
    io che mi sento inscatolata in un lavoro che spesso non sopporto ma che, porcaeva, mi dà un contratto indeterminato part-time e che, per questo, mi tiene incatenata.
    ma ti invidio. ecco.

    • caia coconi ha detto:

      mi spiace, maria chiara.
      il salto spesso e’ proprio quello tra una sicurezza e un’incertezza continua. per ora nell’incertezza riesco a barcamenarmi, ma navigo a vista.

  2. Melie ha detto:

    Ci vuole coraggio…quello che hai e quello che non ho io o per lo meno l’avrei ma ho anche bisogno di spinte e se non le ricevo mi chiudo nel mio guscio…sogni nel cassetto ne ho avuti e ne ho molti, alcuni realizzati, alcuni chiusi a chiave, altri ancora nel scatola dei work in progress…ne ho uno che voglio realizzare in questi mesi di maternità, c’era già alla prima gravidanza ma non ho avuto la forza ne il coraggio per farlo…lo voglio fare ora..ma ancora forse sto cercando quella spinta, che dovrei, lo so, trovare solo dentro di me, perché al mio fianco c’è chi preferisce la solita minestra che provare nuove ricette…non so se mi spiego;)

    • caia coconi ha detto:

      ehhehe ti spieghi, ti spieghi 😉
      comunque hai detto bene: la spinta la devi trovare dentro te perche’ sarai poi tu ad affrontare quotidianamente tutti i problemi. e delle risorse devi averle in partenza altrimenti al primo rifiuto molli.
      in bocca al lupo per gravidanza e sogni nel cassetto!

  3. Duda Tissa ha detto:

    Ti capisco, ah come ti capisco! Proprio recentemente ho scritto, in parte, di questo, della mia necessità di cambiare, dell’insofferenza di avere sempre qualcuno col fiato sul collo e la noia di fare sempre lo stesso lavoro. Non lo so se freelance si nasce o si diventa. Io lo so che vorrei diventarlo e ho mille progetti che mi frullano per la testa, ma so anche che sono ancorata alla mia necessità di sentirmi sicura.

    • caia coconi ha detto:

      non e’ certo una sciocchezza o una cosa da poco volersi sentire sicura, soprattutto di questi tempi.
      io credo che sia sempre una questione di equilibrio, di quello che ognuno coi propri passi, i propri ombrellini da equolibrista e il proprio baricentro riesce a trovare.
      io credo che se senti l’esigenza della ‘sicurezza’ la liberta’ della vita da freelance non sarebbe un valore abbatanza forte da farti vivere serenamente la mancanza di certezze e allora meglio ancorarsi ai propri punti di forza e magari da quelli riuscire a piroettare qualcosa di libero ed espressivo. talvolta le strade non sono sempre dritte e comprensibili in partenza. a volte dobbiamo anche inventare variazioni e scorciatoie per arrivare al traguardo che altrimenti perderemmo di vista.
      contorta?
      secondo me ci siamo capite 😛

  4. gab ha detto:

    io da fine mese sarò una freelance, più free che lance 🙂
    ho deciso di mollare una situazione estenuante…mi spiace solo perchè il lavoro (questo) mi piace, ma non è pagato da troppo tempo ormai. Così, a questo punto (e sono andata troppo oltre) ho deciso che sceglierò io cosa fare gratis e cosa no.
    Buona giornata!!!

  5. Siro ha detto:

    😀
    Avete un angolino anche per me alle vostre scrivanie?
    Io tutti i giorni lotto con la mia disrganizzazione, con la mia pignoleria, con.
    Poi la sera vado a letto un po’ insoddisfatta, non ho fatto tutto quello che volevo. Poi ci penso e sorrido. Sono contenta. Ho scritto tutto il giorno. Ci ho girato intorno tutta la vita, poi l’ho ammesso, volevo fare questo. Ora lo faccio. Padrona di me stessa o in multiproprietà? Chissene. Intanto scrivo.

    • caia coconi ha detto:

      per te lo sai c’e’ sempre posto!

      e comunque multiproprieta’. ahime’ padrone di noi stesse non siamo piu’.

  6. sandra ha detto:

    Che bello quest post Caia. Chissà come mi era sfuggito. Ma forse doveva essere così e io dovevo leggerlo proprio oggi che sto pensando, pensando. Anch’io mi sono licenziata ormai un anno fa da un lavoro sicuro, statale, etc ed è una delle cose migliori che abbia mai fatto per me stessa.
    E’ un anno ormai che ho quella sensazione dentro che si prova quando finisci gli esami di maturità e tutto è davanti a te e tu sei un misto scattante di entusiasmo e speranza.
    Buona giornata cara*

    • caia coconi ha detto:

      E allora corri a leggere quello di oggi 😉
      E poi scatta, sei una persona ricca e positiva, hai molte potenzialita’, sfruttale!

  7. roberta ha detto:

    Che meraviglia!
    Mi sembra che leggendo questo in questo momento, nulla venga a caso. Ho un lavoro che tutti definiscono, in questo momento…sicuro, un lavoro statale, part time e vicino a casa…cosa si vuole di più dalla vita! beh! io voglio il “lucano”!
    Sto pensando intensamente di riprendere la carriera come architetto ma questa volta freelance, abbandonare questo odioso, inutile, statico e imprigionante lavoro di burocrazia e dedicarmi alla creatività, visto che ci so fare….
    Poi visto la difficoltà nel gestire la malattia di mia figlia (mi sono già bruciata ferie, permessi, aspettativa ed ora non ho nulla), potrei gestire meglio i suoi tempi di malattia e i miei.
    Spero di riuscire a fare il “salto” e di trovare il modo di poterlo fare (contatti, siti web…)
    MA TUTTO SI PUO’ FARE…BASTA VOLERLO
    Grazie grazie grazie a tutte voi

    • caia coconi ha detto:

      wow roberta che bella energia!
      del resto avendo un parti time potresti anche cercare di iniziarti a qualche contatto freelance e poi molllare il lavoro sicuro gia’ col paracadute aperto.
      apprendo che sei mamma e quindi capisco ulteriormente questa tua difficolta’ di gestire i due ruoli, ma scrivero’ in proposito e purtroppo c’e’ un po’ l’inghippo proprio in quel tipo di conciliazione perche’ lavorare freelance vuol dire cmq dover contare su un tot di ore di lavoro e non puoi tappare tutti i buchi da mamma, inevitabilmente. o almeno devi trovare poi il modo di recuperare.
      mi dai un ottimo spunto per un’altra puntata di #scrivaniegemelle!
      grazie della visita, spero di rileggerti 🙂

  8. Irrita ha detto:

    Io penso invece a tutte quelle donne che DEVONO avere un lavoro fisso perché la loro situazione non lo permette, si alzano la mattina alle 6 , escono di casa in una umida giornata d’inverno, prendono un pullman pieno di gente astiosa e anonima e dopo dodici ore sono a casa finalmente, estenuate. Non è retorica, esistono e tu che vieni dal sud lo sai bene. Il lavoro della maggior parte della gente non inizia seduti comodi a casa propria davanti al caffellatte a scrivere di giochi estivi e pappine….

    • caia coconi ha detto:

      e quindi?

    • Siro ha detto:

      Ti rispondo per me. Io DEVO avere un lavoro free lance, perché DEVO avere un lavoro. Quello fisso l’ho perso per la crisi, ultima assunta in un posto comunale, in cui sono entrata e sono rimasta per poco, ma grazie a 3 DICO 3 concorsi pubblici.
      A volte esco di casa, a volta rimango a casa, a volte c’è umido a volte 40 gradi. La maggior parte delle volte mi alzo alle 6, a volte anche alle 5.30. Lavoro molto spesso dodici ore, spesso nei week end, sempre la sera quando le mie bambine dormono, spesso fino alle 2 di notte.
      Non sempre sto comoda a casa mia, a volte sto anche abbastanza scomoda, ti dico la verità.
      Scrivo spesso di giochi estivi e pappine, ma anche di petrolchimici, di animali in estinzione, di servizi antincendio, di grotte-doline-inghiottitoi, di progetti europei, di mercati contadini, di storie di ospedali.
      Scrivere E’ un lavoro, credimi, anche piuttosto faticoso, anche se bellissimo. Essere free lance E’ un lavoro. Non valgo di meno o lavoro di meno solo perché non ho un contratto.
      Scusa se mi permetto, ma tutta questa irrita-zione, mi sembra un po’ fuori luogo e gratuita.
      Vorrei segnalarti un articolo che ho letto proprio oggi: http://www.valigiablu.it/italiana-freelance-a-londra/

  9. Davide ha detto:

    Come tutte le cose, ci sono pro e contro, anche io non riesco a sottostare a regole che magari non proprio mi si addicono e quindi ho scelto la libera professione. Ma quanta fatica, soprattutto in un paese come il nostro dove tante volte te la fanno proprio passare al voglia di lavorare…. buona fortuna a te!

    • caia coconi ha detto:

      hai ragione, non e’ per niente facile.
      ma ormai non e’ facile da nessuna parte, neppure col cosiddetto posto fisso. per noi donne ancor meno.
      quindi facendo una somma e potendo scegliere, si va per il male minore 😉
      in bocca al lupo anche a te!

  10. Sarina ha detto:

    Cara Caia, leggere le tue righe mi ha fatto pensare, commuovere, pensare alla tua avventura che viaggia ormai decisa e solida e alla mia che sta inizia a muovere i primi incerti passi.
    Lasciata da poco da mio marito (si è invaghito di una ventenne…), la necessità economica (ho anch’io due figli) e la mia personale voglia di riscatto mi han fatto riaprire un impolverato laptop e riaffiorare i sogni di quando all’università mi vedevo giornalista indipendente e spregiudicata.
    Ho poco piu di trent’anni e speso che non sia tardi, spero
    che il tempo dedicato solo a lui e al desiderio di una famiglia modello non abbia definitivamente seppelito quello che sarei voluta essere e che ho incosciamente soffocato per anni.
    Lo devo a me, lo devo ai miei figli.
    Ti ringrazio per aver descritto cosi bene il lavoro del freelance e ti auguro ancora buona fortuna.

    • Siro ha detto:

      Ce la puoi fare Sarina!!! Forse non sarà una passeggiata ma ti meriti di provarci.
      Tanti in bocca al lupo (viva il lupo) e un abbraccio.
      Silvia.

    • caia coconi ha detto:

      Sarina anche io ti auguro buona fortuna.
      All’inizio e’ difficile e ogni giorno devi scegliere di non demordere, ma credo tu sia spinta da molta energia e ce la farai!
      E hai detto bene: lo devi a te stessa, ma anche ai tuoi figli, a maggior ragione se sono maschi: devono avere un solido modello femminile da rispettare, altrimenti seguiranno le orme del padre. Noi mamme dei maschi abbiamo una doppia responsabilita’, in un certo senso!
      Ti abbraccio forte e ti mando un grosso in bocca al lupo!


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