lezioni di mammita'

La giusta distanza

16 Commenti 27 Febbraio 2013

Sono stata una mamma simbiotica all’inizio.

Sono stata molto presente e senza sacrificio.

Stare con i bambini era una necessità per loro, ma anche per me.

Sentivo di non poter fare a meno di assistere ai loro passi, ai loro umori, ai loro giorni.

Sentivo che perdere quei momenti sarebbe stato un dolore troppo grande e un vuoto incolmabile.

Mi piace stare con loro, mi piace la ricchezza di una giornata con i miei piccoli.

E ci sono stata. Notte e giorno. Giorni e notti. Ininterrottamente e senza tregua.

Le prime e uniche notti senza Momo sono stata le prime di vita di Dado, quando eravamo in ospedale.

E Dado si è sempre addormentato accanto a me e mi trova ogni mattina al suo risveglio. Momo di mattina presto, ancora a occhi chiusi scende dal suo lettino con le scale, percorre il corridoio e si infila sotto il piumone, perfettamente incastrato tra il mio braccio e l’addome, ma questa è un’altra storia.

Non riesco a pensare di organizzare una giornata fuori di svago, una notte lontano da casa senza i miei figli.

E non perché creda abbia conseguenze nefaste su di loro, ma semplicemente non le concepisco, non mi viene spontaneo.

Sento lo strappo della distanza.

Se fosse necessario lo farei come si prende uno sciroppo cattivo, ma se devo scegliere mi dico “domani”.

Adesso sono stanca, esausta, provata da notti insonni e giornate di virus, rosolia, tosse, otiti, capricci, clausura. Adesso sento il sacrificio, la fatica.

Eppure sono fuggita per qualche ora e mi mancano.

Sento quello strappo della distanza.

Penso al loro modo di giocare fisico e scanzonato, al loro modo di fronteggiarsi caparbio e anche delicato.

Penso a Momo così spigoloso e fragile e poi talmente dolce e limpido.

Penso a Dado così beffardo e appassionato, eppure testardo e smanioso.

Penso alle loro manine che si cercano per un pizzico e una carezza, ai loro capelli sottili e profumati, alle voci che si confondono e si inseguono.

Penso che vorrei essere là. Io a mangiare assieme a loro, io a chiudere le persiane prima del riposino. Io a inventare la storia del piccolo esploratore GengisKan mentre gli occhietti si chiudono e le labbra si inarcano prima di abbandonarsi al sonno.

Eppure quando ci sono vorrei fuggire.

Alla ricerca della giusta distanza.

Che non esiste probabilmente.

Perché esserci costa e non esserci ancora di più.

I tuoi commenti

16 Commenti fin'ora

  1. Trasparelena ha detto:

    Anche io credo che la giusta distanza non esista. E comunque la prima notte in cui ho dormito senza la mia BambinaGrande lei aveva già più di 5 anni!

    E a me è sembrata un mese.

    Ti abbraccio

    p.s. ma la rosolia? non avevano fatto il vaccino?

    • caia coconi ha detto:

      niente vaccino
      l’ha presa dado in forma abbastanza manifesta e momo ancora non abbiamo capito se l’abbia presa o meno perche’ ha avuto febbre, tosse, mal d’orecchio, mal di gola, ma niente bolle. boh.

      un abbraccio 🙂

  2. Duda Tissa ha detto:

    Come sempre, le tue parole sanno raccontarti meravigliosamente e spesso mi sembra che tu stia parlando di me, prima di me, meglio di me.
    Anch’io sono una mamma molto presente, per scelta obbligata (lavoro che non c’è più) ma sono contentissima di esserlo. Ho bisogno di stare con il mio piccolo e di non perdermi nemmeno un minuto delle sue piccole conquiste. Temo di averne più bisogno io di quanto ne abbia lui. Credo che la giusta distanza sia una cosa sulla quale debba lavorare io per prima.

    • caia coconi ha detto:

      grazie duda 🙂
      io ci lavoro ogni giorno, ma sembra che sia anche qualcosa di mutante…
      in bocca al lupo :*

  3. Siro ha detto:

    Mi capita spessissimo: quando sono lì vorrei scappare, essere altrove, mi sento spesso l’ con il corpo ma altrove con la mente. Poi quando sono lontana invece la mente corre lì, e sento il bisogno fisico di stare con loro, il mio corpo proprio è tutto teso nel ritorno, nell’abbraccio che sarà.

  4. GINNY ha detto:

    Mia figlia ha 7 anni.
    Mio figlio 4.
    Forse (e sottolineo forse) l’17 marzo vado a Milano con un’amica a fare una gita senza figli a rimorchio.
    Sembra una follia ma in 7 anni le uniche giornate di assenza che mi sono permessa sono state per lavoro e sempre nella stessa città.
    Mi viene molto difficile andare….

    • caia coconi ha detto:

      pero’ forse dovremmo anche forzarci un po’.
      io sono molto perplessa, ma credo che a volte dobbiamo anche pensare che pur nell’equilibrio tra pro e contro, quella piccola parte di relax che lo stare senza figli ci concede ce la meritiamo e ce la dovremmo pure imporre. non e’ la regola, ma una piacevole piccola parentesi di fuga.
      io prima o poi lo faro’ e spero prima dei sette anni di momo 😀
      ti faccio sapere 😉

      • GINNY ha detto:

        Anche io la pensavo così….poi chissà….gli eventi hanno prevalso.
        Ti farò sapere come va a Milano…si tratta di una specie di transumanza di madri in fuga dalla routine domestica….

  5. Elena ha detto:

    Anch’io sono sempre stata strapresente e mi piace stare con loro. Ora mi accorgo che sono loro a prendersi degli spazi, vanno volentieri dagli amichetti e io li guardo che diventano indipendenti e mi piace, anche se ogni volta che sono fuori e loro con i nonni o il papà sono in astinenza!!

  6. elena ha detto:

    Parlavi di te o di me? Sono cosi` anche io. per ora ne ho solo uno…pensavo fosse una peculiarità di una monomamma….


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