lezioni di mammita'

Cosa significa dare il meglio a un bambino?

11 Commenti 19 settembre 2014

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Sul fatto che ogni genitore voglia dare il meglio ai propri figli siamo tutti d’accordo.

O, almeno, così mi sembra quando mi trovo in contesti di scambio più o meno pacifico con altre famiglie.
Ma cosa vuol dire dare il meglio? Cos’è il meglio per un bambino? E perché difendiamo il nostro approccio educativo con i denti come se la consacrazione sociale del nostro metodo educativo fosse di vitale importanza?

Io ho qualche riflessione sparsa, come al solito, a cui cerco di dare senso scrivendo.

Ieri ero alla riunione di apertura della scuola dell’infanzia che frequentano Momo e Dado e la direttrice ci ha rapidamente parlato del metodo Montessori, soffermandosi sui ‘periodi di sensibilità’, quelli che — ha detto lei — oggi vengono chiamati ‘finestre di opportunità’. Il concetto è chiaro, gli educatori ritengono che i bambini possiedano una maggiore facilità di apprendimento rispetto ad alcune discipline in precise fasce d’età. Ho iniziato a pensare a questa nomenclatura: periodi di sensibilità e finestre di opportunità. Apparentemente sinonimi, ma forse con sottili differenze che raccontano ben altro. ‘Sensibilità’ è qualcosa di intrinseco al bambino, Maria Montessori, del resto, metteva il bambino al centro del processo di crescita e apprendimento. ‘Opportunità’ è un termine riferito a qualcosa di esterno che avviene al bambino. Cioè a qualcosa che gli altri, noi, gli educatori, possono offrire al bambino che in qualche maniera lo fruisce, lo assorbe, lo subisce (? — in qualche caso).

Iniziano già gli open day nelle scuole elementari. Quest’anno dovremo iscriverci Momo, che sta frequentando l’ultimo anno alla scuola dell’infanzia. Parlo con le altre mamme che mi esternano la preoccupazione, che condivido, che i nostri figli facciano una buona scuolaCi sono scuole bilingue, a indirizzo artistico/musicale, scuole immerse nel verde, montessori, steineriane, private, blindate, tradizionali, multietniche. Ci sono quelle vicine a casa e quelle dall’altra parte di Roma che richiedono un percorso in auto di almeno un’ora. Si sentono e si leggono storie bellissime di maestri che hanno donato un bagaglio di esperienza, curiosità e conoscenza immane ai propri alunni e storie tristi di bambini maltrattati, trascurati. La scuola pubblica piegata, ma le piccole realtà che riescono a tenere la testa alta. Noi sceglieremo la scuola vicino casa, sperando sia una buona scuola.

Poi ho letto il post di Chiara, che un po’ si interroga su questo tema — come crescere i figli, e parla di un amore senza gesti e parole, parla dell’atmosfera che si respira in una casa.

E ci sono le mie notti, quando decido di spegnere la luce anche se il sonno sembra non arrivare e inizio a pensare, forse ad alta voce, e rivedo i momenti della giornata in cui avrei potuto fare, avrei potuto dire. Quando penso che vorrei essere una donna migliore per dare un esempio migliore. E parlo di valori che non si possono raccontare, bisogna farne bandiere della propria esistenza e diventarne portatori con l’azione: il rispetto, l’armonia, la fiducia. L’amore.

Sto sviluppando una latente paura nei confronti del mondo e un’estrema sfiducia nel genere umano. Ma voglio fidarmi del MaritoZen che mi dice che l’unico mezzo che abbiamo per fare le rivoluzioni sono i nostri gesti più piccoli, le azioni quotidiane, la gentilezza con cui posiamo un oggetto, puliti dall’ambizione che abbiano un effetto diverso dal benessere immediato per sé e per chi riceve — non c’è scopo didattico nella gentilezza, solo pratica di benessere. Ecco, voglio ritrovare quella gentilezza, perché mi apparteneva e mi sembra di averla perduta, tanto intenta sono a proteggermi.

Io vorrei dare il meglio ai miei figli perché l’unico desiderio che ho per loro è che siano realizzati come individui. Nel mio dare il meglio quotidiano ovviamente mi baso su questo ideale di realizzazione. Immagino lo facciano anche gli altri genitori e quindi ognuno di noi cerca di trasmettere al figlio ciò che considera importante nella vita, la propria: la cultura, i soldi, la carriera, l’equilibrio spirituale, l’impegno sociale, l’amore per l’arte, la consapevolezza. Poi ovviamente i nostri figli saranno individui con le loro vite e i loro valori e toccherà accettarlo.

Finora per me dare il meglio ai miei figli è significato farmi delle domande. Tante, troppe. Ora vorrei tanto rilassarmi, anche senza risposte.

I tuoi commenti

11 Commenti fin'ora

  1. Mamma avvocati ha detto:

    La mia sfiducia ha raggiunto vette tali che inizio a pensare che non tutti i genitori si pongano queste domande e si impegnino per dare il meglio, qualunque cosa significhi!
    È’ bellissimo questo post è denota la tua, di sensibilità!

  2. Mamma Avvocato ha detto:

    Avevo lasciato un commento ma non lo vedo…
    Questo post è molto bello perchè denota la tua sensibilità e attenzione per tuo figlio.
    Io ultimamente oscillo tra il pensare ch se esistono persone come alcune mamme che leggo in rete e alcuni amici/conoscenti con cui ho la fortuna di fare conversazione, significa che il mondo è un posto splendido e….altri in cui penso che siano pochissimi i genitori che davvero si pongono queste domande e pensano a insegnare valori positivo con l’esempio.

    • caia coconi ha detto:

      anche io a volte sono sconfortata, perché mi trovo in situazioni spiacevoli e davvero non so come aiutare i miei figli a difendersi dall’aggressività, dalla maleducazione, dalla mancanza di rispetto (che sono disvalori che ovviamente i bambini apprendono dalle famiglie). Succede che il mio senso di inadeguatezza si trasforma in rabbia e frustrazione e spesso viene lanciata a casaccio magari ritorcendosi su di me e i miei bambini. Ecco perché sono ulteriormente disgustata e mi sento sconfitta. Perché chi fa male, fa male due volte: colpendomi e lasciandomi la rabbia che mi si ritorce contro.
      Noi non possiamo cambiare gli altri, possiamo solo agire su noi stessi. E allora continuo a farmi domande, continuo a coltivare la bellezza e cerco di parlare e agire con i miei figli sperando di lasciare una traccia, partendo sempre e solo da me. Perché poi devo fare i conti con il fatto che anche loro potranno preferire altri esempi, e seguirli. e io dovrò accettarlo.
      è difficile, perché anche nel bene (quando genitori come noi agiscono cercando di dare il meglio) bisogna liberarsi dall’ambizione che l’educazione sia un processo di causa effetto, purtroppo. Non è così, perché i nostri figli sono individui che uscendo dal nido faranno altre esperienze, incontreranno altri riferimenti e magari sceglieranno di seguirli.
      oddio quanto è difficile 😉

      • francesca m ha detto:

        “non so come aiutare i miei figli a difendersi dall’aggressività, dalla maleducazione, dalla mancanza di rispetto (che sono disvalori che ovviamente i bambini apprendono dalle famiglie).”
        Questo tuo pezzo mi fa molto male perchè purtroppo ho un figlio aggressivo nel senso che alza le mani sugli altri bambini (anzi purtroppo soprattutto con le bambine e sui più deboli, quelli che non le restituiscono), ma ti assicuro che non l’ha assolutamente appreso in famiglia, perchè sia io che mio marito siamo molto miti e gentili. Sono rimasta sconvolta nello scoprire la sua aggressività all’interno della scuola materna; questo è il suo modo per dimostrare il suo assoluto malcontento nell’andare a scuola (tra l’altro ci va poche ore solo alla mattina), ma noi come genitori siamo convinti che l’esperienza che sta facendo sia la cosa migliore per imparare a relazionarsi con i coetanei.
        Anche io una volta ero convinta che i bambini fossero lo specchio delle loro case, e proprio questa mia convinzione mi ha procurato molte notti insonni.
        Certo mio figlio è timido e riservato e lo immaginavo magari in lacrime e in disparte a giocare da solo, ma mai avrei immaginato la sua violenza. Molte volte lo abbiamo interrogato per capire il suo modo di agire e gli abbiamo spiegato che non si deve fare del male, così come anche lui non è certamente contento se qualcuno gli fa del male. Il problema è che lui si dimostra molto indifferente nei confronti dei coetanei. Abbiamo fatto un corso di psicomotricità e questo è stato veramente un valido aiuto, ma ancora siamo lontani da quello che pensiamo il meglio per lui.
        Ora non mi resta che sperare che invece alla lunga il nostro esempio possa contare, perchè adesso i risultati sono sconfortanti! E no non ha ancora imparato il rispetto :-(.

        • caia coconi ha detto:

          Francesca, mi dispiace di avvertire questa tua sofferenza, perché ha tratti che riconosco empaticamente. credo che risieda nella difficoltà che tutti noi genitori abbiamo nell’accettare completamente i nostri figli con le loro luci e le loro ombre, con le loro esternazioni incomprensibili.
          però vorrei dirti che parlare di rispetto riguardo un bambino, di aggressività o maleducazione non significa parlarne in termini adulti, voglio dire: tanti bambini hanno momenti in cui picchiano mordono chi sta loro intorno quando vivono un disagio, altri hanno reazioni di aggressività persino verso se stessi, perché non hanno gli strumenti adulti per canalizzare il malessere diversamente da un comportamento istintivo e primordiale come avventarsi su un coetaneo, mordere o strapparsi i capelli. sono certa che nel caso di tuo figlio sia un momento passeggero che voi state certamente ascoltando e per il quale state cercando in tutti i modi di trovare la soluzione migliore. state facendo del vostro meglio per il bene di vostro figlio.
          così la maleducazione di un bambino non può essere pesata sulla sua capacità di chiedere per favore o rispondere a un saluto. i bambini non lo fanno quasi mai 😉 noi possiamo solo dare l’esempio finché magicamente un giorno ci stupiremo a sentirli fare altrettanto.
          la mia frase peccava di generalizzazione, e mi dispiace davvero tanto di averti colpita. perdonami.
          un abbraccio

          • francesca m ha detto:

            Non ti preoccupare, per la tua frase perchè se mi ha colpita è solo perchè era (o forse è ancora) anche una mia frase!
            Sicuramente i comportamenti di un bambino soprattutto piccolo non si possono leggere in chiave adulta, e mi è stato anche detto dalla psicomotricista di non ricordare sempre a mio figlio di chiedere per favore o rispondere ai saluti, di lasciarlo fare lasciando che gli venga spontaneo attraverso il nostro esempio. Però sono sincera non ci riesco: quando la panettiera gli regala un grissino non riesco ad accettare che lui non dica grazie, senza intervenire. E mi rendo conto che sono ripetitiva e noiosa. Spero di stupirmi presto;-).

          • caia coconi ha detto:

            Sai, io penso che arrivi un momento in cui hai la serenità per mettere un certo distacco tra te e tuo figlio e accettare che lui sia diverso da come lo vorresti (da come lo vorresti in quel momento, perché magari rispetto all’educazione lo diventerà sicuramente in un futuro molto prossimo). A volte non basta che te lo dica la psicomotricista, il pediatra o la psicologa, a volte deve scattare qualcosa dentro di te che ti faccia guardare con la giusta distanza la sua intemperanza o il suo mutismo di fronte al regalo.
            io per esempio ho lottato con me stessa per accettare che facessero cose assurde come buttarsi per terra a urlare perché nel supermercato dicevo no alla cosa X di turno. non ho mai voluto cedere ad acquistare certe cose pur di evitare le scenate, ma ho sempre mal gestito il disagio che quelle cose mi provocano in mezzo alle altre persone (spesso arrabbiandomi tantissimo con loro e quel che è peggio in differita quando tornati a casa sbottavo con la mia frustrazione, quando loro neanche potevano capire perché non si ricordavano neanche a cosa mi riferivo). perché probabilmente io per prima vedendo quelle cose in passato ho giudicato dentro di me il genitore di turno pensando fosse inadeguato e ‘viziante’. passandoci so che non è così. e quindi pian piano imparo a vedere le cose con meno responsabilità.
            quelle esternazioni da noi sono sempre più rare, ma ancora capita. e io ancora devo ripetermi razionalmente che non è importante, che posso sopravvivere a queste scenate e che i miei figli magari resteranno matti e urlatori, ma non è colpa mia. io posso solo contenere la loro rabbia e aspettare che passi, tentando di garantire loro un clima sereno in famiglia.
            Poi Francesca, davvero, sono periodi. Io me ne sono accorta grazie a Riccardo che mi sta facendo rivivere tanti momenti che abbiamo passato anche con momo e di cui si era persa memoria. Mi ha fatto rendere conto che davvero tante cose si rimuovono, ma è anche vero che mentre le vivi sembrano problemi insormontabili e questioni gravissime, salvo scoprire che scompaiono senza che ce ne possiamo rendere conto.
            Coraggio, sei in gamba e tuo figlio sono certa troverà la sua maniera per esprimere i suoi sentimenti. e tu sarai pronta ad accoglierli.
            un abbraccio

  3. Duda Tissa ha detto:

    Sono convinta che il tuo MaritoZen abbia ragione, e che in questa società malata,i nostri piccoli gesti “buoni” e quotidiani siano l’unica possibilità che abbiamo per instillare nei nostri figli, i valori in cui crediamo. Ti auguro di ritrovare quel modo d’essere.

  4. eli_miss ha detto:

    Penso e rimugino da giorni su quello che hai scritto… grazie per averlo condiviso in rete, offre davvero tantissime riflessioni. Anche io cerco di coltivare il bello e “il giusto” , ma quando vengo a scoprire che il mio bambino sputa all’asilo mi sale lo sconforto…

    • caia coconi ha detto:

      Comunque eli, secondo me dovremo anche spogliarci un po’ dell’inclinazione al giudizio costante sui nostri figli. i tuoi figli sono piccolissimi, come i miei e non penso che si possa ‘giudicare’ il loro atteggiamento nei confronti del mondo su quello che fanno e sperimentano in questa fase di crescita. loro adesso stanno prendendo le misure con le cose, con i loro impulsi e le loro azioni: hanno bisogno di comprendere i limiti e le ‘regole del gioco’. noi ci siamo per questo. e credo che il nostro compito sia quello di agire correttamente (secondo i nostri valori) per dare l’esempio e suggerire delle strade diverse quando li vediamo comportarsi male, ma un bambino che sputa, picchia o morde a quattro anni, non è necessariamente un bambino ‘cattivo’ maleducato o uno che mancherà di rispetto agli altri. ma un bambino che in questo momento ha scoperto che succede quando si riempie la bocca di saliva e coglie un compagno di sorpresa spiaccicandogliela addosso ahhaahha
      in questo periodo momo che ha veramente un bel linguaggio e un lessico notevole, ha iniziato a parlare in romanesco troncando i verbi e pronunciando la c ‘sc’. inoltre ha iniziato a declinare a getto continuo parole come ‘cacca’ ‘puzza’ ‘sisa’ e persino ‘culo’. onestamente non drammatizzo, anche se mi scoccia parecchio sentirlo parlar sin quello modo, soprattutto in presenza di altre persone che magari non lo conoscono. però dopo averglielo spiegato un paio di volte, mi limito a fargli un’occhiataccia quando si lancia in questi sproloqui e basta. sono certa che gli passerà, sta cercando di emulare un suo compagnetto che dice queste cose per fare il ‘grande’ e li capisco.
      non sono contenta del suo comportamento, ma non posso fare altro che continuare a parlare bene con lui e leggergli belle storie, poi sta a lui scegliere la strada.
      se vorrà fare lo scapestrato non posso impedirglielo: che faccio, gli metto un cerotto in bocca?
      ma in fondo in fondo sono certa che vincerà la bellezza <3


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