tempo libero

#nonditeloaigrandi che mi piace ritrovarmi

4 Commenti 20 Marzo 2014

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lavori in corso nel mio studio, dal mio instagram @caiacoconi

Sono nata in mezzo ai libri. Non ne leggevo molti all’epoca, ma ne avevo attorno montagne. L’odore di carta appena stampata fa parte dei miei ricordi più antichi. Da piccolina assistevo spesso allo scarico di enormi bancali compatti di tomi pressati, poi aiutavo mio nonno a smistarli e in alcuni periodi giocavo a “fare le collane”: niente perline da infilare, ma libri da sovrapporre per colore, grandezza o numero stampato sul dorsetto. Altre volte — ma avevo già qualche anno in più, forse andavo alle elementari — c’era da fare i pacchi: carta marrone, poi bianca, scotch e targhetta adesiva; se c’erano più pacchi per lo stesso indirizzo allora si prendeva lo spago grosso e si faceva un bel fiocco per metterli assieme.
Mio padre faceva il rappresentante editoriale e ho sempre giocato a nascondino con mia sorella tra le pedane nell’enorme magazzino e coi libri più robusti componevamo sedute e tavolini per fare merenda.

Ho imparato a leggere grazie a uno di quegli alfabetieri da muro che venivano regalati alle scuole e che mia madre aveva appeso sulle piastrelle rosse della cucina lungo tutte le pareti. Mentre facevo colazione coi miei tempi biblici mi perdevo tra api per A, acini d’uva per U e matite per M. E ricordo il libro Cuore con la foderina cartonata e imbottita rossa, L’isola del tesoro con la copertina blu e Piccole Donne, naturalmente, con la copertina rossa e a seguire quella blu per quando “crescono“. Era una collana della Fabbri Editore. Me ne sono rimasti pochi volumi a casa, qualcuno forse è a casa di mia nonna, gli altri chissà. In seconda e terza elementare erano diventati i miei oggetti transizionali, ne avevo sempre uno sotto il braccio. Poi son venuti tutti quelli della Einaudi Ragazzi, bianchi con una striscia rossa e poi, ovviamente, la rivolta: volevo leggere tutto ciò che non provenisse dal magazzino di mio padre.

Qualche settimana fa è accaduto qualcosa che mi ha fatto affondare proprio in quel periodo polveroso e accartocciato della mia infanzia. Mi sono ricordata di un libro in particolare, che mi nascondevo a sfogliare anche quando ormai ero “grande”, e che mi dava sempre una sensazione di sollievo. Ecco, questa è la parola giusta: mi confortava e affrancava. Era semplice, non dovevo fare nessuno sforzo per comprenderlo e non richiedeva dizionario, né l’aiuto di un adulto per sbrogliare frasi difficili. E sapevo sempre cosa sarebbe accaduto dopo: ci si ritrovava. Si trattava di un libro con le alette di Spotty, credo fosse “Dov’è Spotty“, e io quasi non vedevo più le lettere, lo conoscevo a memoria e sfogliavo a ritmo sostenuto, sollevavo tutte le alette, il pianoforte, il tappeto, l’anta dell’armadio e poi la mamma ritrovava Spotty.
Io tiravo quell’impercettibile sospiro di sollievo.
E ricominciavo dall’inizio.

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i miei piccoli grandi lettori, Dado e Momo, dal mio instagram @caiacoconi

Da quando sono mamma ho riempito lo spazio di gioco dei miei bambini di libri, inizialmente scelti esclusivamente da me, ponendo attenzione a tematiche che mi affascinano, parole che mi toccano, tratti che mi accarezzano. Adesso spesso mi dirigo verso illustrazioni particolarmente raffinate e storie che parlano alle mie corde, poi però ascolto loro che altrettanto spesso suggeriscono altre vie e seppur storcendo il naso li accontento conscia che i libri sono un traghetto per fantàsia e ognuno ha il diritto di dipingerla e narrarla secondo il proprio gusto. Mi dico che sia più importante esporli alla varietà piuttosto che imporre qualcosa (sebbene io la ritenga superiore).

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uno dei miei ultimi acquisti, dal mio instagram @caiacoconi

Tornando a Spotty, proprio durante una visita alla nostra biblioteca di quartiere, tra le decine di scaffali di testi a disposizione e mentre io avevo scelto un meraviglioso albo illustrato da matita francese che ero già pronta a leggere per loro, il mio piccolo Dado riesce a pescare proprio Spotty, proprio quel libro delle alette sotto cui la mamma cerca il cagnolino. L’ha voluto leggere più volte; intanto anche Momo era accorso in ascolto e, avendolo memorizzato in un batter d’occhio, ha preso la parola al mio posto e ha continuato a ripetere la storia non so più quante volte per il fratellino e un po’ anche per sé.

Sono rimasta sorpresa e stordita, ma soprattutto sono stata colta da un sussulto quando ho scorto in loro quell’impercettibile sollievo che sono poi riusciti a riportarmi alla memoria.

Sguazzo da giorni in questo bizzarra sensazione di esser stata braccata. E da un cane di carta, poi.

Informazione di servizio: Dado si sta riprendendo da un principio di polmonite che ha provato un po’ tutta la famiglia, ma siccome siamo ottimisti io e Momo confermiamo la nostra presenza al Padiglione 33 di Bologna Fiere Domenica 23 Marzo per la Settimana del libro e della cultura per ragazzi.Potete studiare il programma e organizzarvi per una capatina, oppure seguire il racconto collettivo in rete per promuovere le buone letture #nonditeloaigrandi, a cui partecipa questo post.

I tuoi commenti

4 Commenti fin'ora

  1. Lisa ha detto:

    Mannaggia, potevi dirmelo prima, eh? Capisco la polmonite… come sta Dado ora?

  2. firmatocarla ha detto:

    I miei libri di bambina erano vissutissimi, perché li condividevamo con una decina di cugini e si sciupavano presto. Ma mi sono rimasti nel cuore e alcuni sono passati addirittura ai miei e ai loro figli!!!
    Peccato peccatissimo per domenica: lavorerò, accidenti!
    Spero in ogni caso che Dado stia meglio…

  3. precariamamma ha detto:

    In libreria tra me e i bimbi c’è spesso una lotta, perché loro hanno sceglierebbero i libri più pop e/o più commerciali. Di solito arriviamo a un compromesso, ma che fatica faccio a non imporre i miei gusti!

    • caia coconi ha detto:

      io li impongo eccome 😀
      nel senso che i libri belli li compro e li porto a casa.
      poi certo non glieli schiaffo sotto il naso a forza, ma ho notato che l’esposizione apparentemente casuale funziona 😉
      e poi quando si va in libreria si fa 50% quindi anche loro possono sfogare l’eventuale trash. (anche io del resto ho i miei scheletri nella libreria 😉 )


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