lezioni di mammita'

Quello che i bambini assorbono della nostra quotidianità

6 Commenti 05 Febbraio 2014

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Quante volte diciamo o siamo vittime di espressioni tipo: “Certo che quel bambino è così o così: guarda dove vive!”, “Ma è logico che quel bambino dice così e così: guarda in che ambiente e con chi sta crescendo!”.

L’educazione ha dei limiti, questo un po’ tutti arriviamo a riconoscerlo. Noi abbiamo dei limiti, come esseri umani e di conseguenza come genitori. Ma anche i nostri figli, così come hanno i loro talenti, unici e speciali e i loro caratteri che spesso incidono molto sulla loro evoluzione, spesso più dell’educazione e dell’ambiente in cui vivono.

Sono venuta a patti con questa considerazione dopo aver sofferto tanto dei miei, di limiti. Dopo essermi arrabbiata fino alle lacrime per i loro limiti, o semplicemente le loro fragilità, le loro peculiarità che talvolta mi spaventano a morte perché penso che li renderanno infelici. È possibile, ma devo farmene una ragione e non cercare di cambiarli, fortificarli, “raddrizzarli”. Loro sono così e devono avere il diritto di soffrire, anche di essere infelici se quella è la loro indole. Io devo, posso solo amarli. Confortarli e comprenderli. Solo questo.

Credo di averlo capito. Certo, talvolta ho bisogno di ripetermelo, spesso dopo aver agito sbagliando, perché anche io ho i miei limiti. Parecchi. E certe volte mi viene da piangere, certe volte mi perdono.

Ma quello che stamattina — mentre, stravolta dalla mia insonnia, sgranocchiavo la mia fetta biscottata con la mamellata di mirtilli, e mi si appannavano gli occhiali per via del tè — pensavo figurandomi i bambini giocare davanti alla cucinetta, senza guardarli, ma facendomi massaggiare il cuore dalle loro risate, sì, quello che pensavo era: cosa fa selezionare dei ricordi piuttosto che altri? Cosa fa sì che alcune esperienze si sedimentino finendo per essere archiviate nelle abitudini e altre invece diventino carta straccia della memoria e al massimo vaghe suggestioni che tornano a galla magari all’improvviso, spinte da un odore, da un suono sghembo, dopo tanti, tanti anni? Non credo si tratti della frequenza, no. Forse è una questione di intensità?

In soldoni: perché i miei bambini dovrebbero odiarmi per essere una mamma esigente e talvolta isterica e non invece maturare un amore positivo nei miei confronti assaporando ogni volta il benessere della loro infanzia a colpi di risate e coccole sotto il piumone tutti insieme?

Spesso cerco di fermarmi a riflettere su quanto della nostra quotidianità i bambini percepiscano. E su come possano rielaborarlo. Spesso tutto parte da quelle strette allo stomaco dopo qualche sfuriata, i loro risentimenti, gli occhioni pieni di lacrime, quello spaesato rammarico che esprimono. Poi però penso a tutte le cose belle, la pienezza delle nostre giornate, e allora mi chiedo: come accade che gli eventi si trasformino in tessuto e che il tessuto — quello della loro infanzia — si colori di una tinta o un’altra e un giorno la ricordino come felice o triste, visto che sarà la base del resto della loro vita?

Ecco, oggi è uno dei giorni in cui mi perdono, e mi concedo queste illazioni forse un po’ matte, forse al limite dell’ossessivo, a in fondo al cuore so che un giorno anche loro saranno di fronte alla scelta di dovermi perdonare o meno. Per quello che ho fatto o per quello che non ho fatto. Perché sarei potuta essere diversa, migliore, come la mamma di un amico.

E forse è giusto così.

Io li perdonerò comunque.

I tuoi commenti

6 Commenti fin'ora

  1. hermione ha detto:

    Come ti capisco! Ogni volta mi riprometto di non fare gli stessi errori coi miei figli, ma immancabilmente cado, e di nuovo mi rialzo con rinnovate promesse. Il fatto è che non è facile accettare, lasciar correre, perché c’è una specie di ‘imperativo categorico del genitore’ che ti spinge ad agire, correggere, intervenire. Ma hai ragione: alla fine che resterà, la severità o l’amore che l’ha suscitata?

  2. firmatocarla ha detto:

    Condivido queste riflessioni. E anche queste domande. Arrivata all’adolescenza della mia grande, inizio a vedere quello che ho seminato. L’amore. E anche il risultato del mio essere esigente, ma presente. Vicina, ma non pressante. E son soddisfazioni.
    Non credo che si possa dire “poi passa”, perché non passa mai. Il dubbio e il “magari avrei potuto” li terrò sempre nel mio cuore.

  3. Duda Tissa ha detto:

    Anch’io me lo chiedo spesso, mi interrogo sui ricordi di quali esperienze si fonderà la sua vita e cerco di perdonarmi quando agisco entro i miei limiti e so che, comunque, ad un certo punto ci saranno delle cose per cui anche lui dovrà perdonarmi.

    • caia coconi ha detto:

      fa parte della vita, dei ruoli del resto arrivera’ anche il momento in cui dovranno contestarci necessariamente per tagliare ancora quel cordone ed emanciparsi, dovremo accettarlo.


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