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Le vacanze del freelance (mamma)

6 Commenti 28 giugno 2013

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Mentre la mia casa è invasa dalle valigie, che arriveranno col MaritoZen in auto, e ho già fatto in aereo con i bambini la prima parte del viaggio che mi condurrà in vacanza, io e Ilaria abbiamo pensato di trattare questo argomento dalle nostre #scrivaniegemelle: le vacanze del freelance, queste sconosciute.

A dire il vero, nonostante io abbia aperto la Partita IVA soltanto da sei mesi, freelance mi ci sento già da qualche anno, almeno per quel che concerne i ‘contro’ della situazione. Ma forse nel mio caso il discorso si intreccia molto con la maternità, nel bene e nel male. Vi spiego.

Il freelance non va in vacanza. Cioè, a volte ci va, tipo che prende un aereo e prenota un albergo, ma poi si porta appresso pc e scartoffie e lavora. E quelle non si chiamano vacanze. Le ragioni possono essere varie e personali, ma essenzialmente il fatto di poter lavorare dappertutto, purché abbia un supporto su cui scrivere e magari una connessione internet, lo porta a lavorare sempre. Vuoi perché è difficile dir di no alle offerte di lavoro — che non si sa mai; vuoi perché si innesca una specie di bulimia — perché spesso al freelance piace davvero quello che fa, la morale è che si finisce per entrare in un trip che non ha a che vedere col travelling, bensì con la dipendenza.

Nel mio caso gli ultimi due anni almeno non hanno avuto molti spiragli di riposo. Anche a posteriori non posso biasimarmi, era il tempo di battere il ferro che era caldo. E poi ho avuto due figli in due anni.

Oggi ovviamente arrivo arrancando. Sono stanca davvero e ho avvisaglie di uno stress che si può curare soltanto spegnendo il computer e andando in vacanza.

Quando si è freelance e si è anche mamma, i ritmi devono essere necessariamente più controllati. È più difficile cadere nella dipendenza, o comunque si hanno molti più richiami all’ordine che è difficile far finta di non sentire.

Una mamma sempre connessa, una mamma che non appena i bambini sembrano distratti da un gioco apre il mac e comincia a ticchettare per buttare giù cose, una mamma che non va al mare con i bambini e se li riporta a casa inspiegabilmente abbronzati e cresciuti mentre ha trascorso le vacanze all’ombra di un patio con la faccia (bianca e) china sulla tastiera, è una mamma dilaniata dai conflitti interiori. Quindi a un certo punto si deve staccare.

Si deve staccare a un certo punto della giornata e si deve staccare a un certo punto dell’anno.

I bambini possono comprendere anche le difficili e destrutturate regole del lavoro da freelance e rispettarlo, come rispettano quello del papà che va in ufficio, solo se la mamma riesce a dare un minimo di contenimento. Altrimenti vivranno soltanto il lato negativo e frustrante di una mamma che lavora e non ha mai tempo per loro.

I miei bambini sono stati per me la sirena della fabbrica e l’ago della bilancia per cercare un equilibrio tra lavoro e vita privata che da freelance è dura trovare. Non dico di esserci riuscita, perché sono qui a tentare di chiudere tutti i progetti prima di partire, sapendo già che qualcosina mi rimarrà, ma tanto — magari — mentre i piccoli faranno il riposino… se il papà li porterà in bicicletta… se, per dire, dopo cena avrò voglia… ci siamo capiti. Però sono consapevole di aver fatto un salto notevole nel mio modo di pensare, ed è già un traguardo.

La mia strategia è stata quella di mutuare alcune caratteristiche del lavoro dipendente: stabilire un orario di lavoro ‘umano’ (e diurmo) e rispettarlo (quasi) sempre e concedermi delle ferie. Se il MaritoZen ha diritto come impiegato dipendente a un tot di giorni di ferie all’anno, me li prendo anche io. Questa strategia ha ovviamente delle postille perché ha significato dire un no (cosa mai fatta prima perché avevo troppa paura di perdere contatti/commissioni/opportunità) e sta significando lavorare nel periodo precedente le ferie a ritmo serrato per chiudere il possibile e partire a cuor leggero.

Il risultato però ve lo racconto al ritorno. Nel luogo in cui andrò in vacanza ho prontamente appurato di avere una connessione internet. E porto con me i biglietti da visita, non si sa mai.

I tuoi commenti

6 Commenti fin'ora

  1. Lisa ha detto:

    So true. Anche io quest’anno ho detto che stacco. Almeno un po’. 🙂

  2. Siro ha detto:

    Mamma mia, come mi ritrovo nelle tue parole!
    Sono stata una settimana in montagna. Connessione ballerina, voglia di staccare e al tempo stesso una sorta di leggera ansia permanente da astinenza…
    al ritorno centinaia di mail, oltre mille post di blog vari, lavoro accumulato. Oddio. Bimbe a casa dal nido. Oddio.
    Ti faccio notare bonariamente un refuso/lapsus: diurMo. Un diurno+dormo?

  3. Arianna ha detto:

    Condivido… il problema è che si può lavorare ovunque, che ci piace quello che facciamo, ecc ecc… ma io butterei volentieri il pc a mare se potessi quando sono in vacanza! 🙂


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