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Gli strumenti del freelance: qualità e strategie

7 Commenti 21 giugno 2013

Lavorare dal divano di casa @caiacoconi

 

Oggi per #scrivaniegemelle, rubrica del Venerdì sul lavoro da freelance con la mia amica Ilaria, ci interroghiamo su quali siano le doti necessarie per fare della vita freelance la propria professione.

Ci penso, ci sto pensando, ma la verità è che non lo so. Quello che posso dire è cosa mi riesce meglio e cosa mi fa fatica e quali strategie ho adottato per saltare gli intoppi.

Lavorare freelance significa principalmente non avere un capo, spesso non avere un ufficio e soprattutto un cartellino da timbrare. Possiamo dedurne che in positivo significa avere la libertà di lavorare quando, dove e come ci pare.

Ehm.

Mi viene immediatamente da dire che la prima, imprescindibile, fondamentale qualità che un freelance deve avere è una volontà di ferro. Perché se è vero che non abbiamo un orario di lavoro da rispettare, abbiamo invece ScadenzeMortali. Le famose deadline. E quelle le dobbiamo rispettare, non ci sono permessi per malattia, allattamento, maternità. Le dobbiamo rispettare altrimenti non ci richiamano, è ovvio. Non solo, spesso queste SM sono domani. A volte perché dobbiamo dimostrare i nostri superpoteri per conquistarci un nuovo cliente che ci ha chiamato in un momento critico e salvandogli il… progetto, possiamo sperare di ottenere altri lavori dopo. A volte perché abbiamo detto sì in tempi rilassati e non sospetti e poi il giorno dopo sono arrivati altri lavori da super poteri, la scarlattina del figlio maggiore, la rosolia del minore e la gastroenterite per tutti (che è sempre il coronamento di periodi allegri della vita in famiglia). A volte perché ci siamo totalmente scordati che qualcuno aspettava un nostro articolo e, al suo sollecito scherzoso “ehy, l’articolo per ieri mi è finito in spam o me lo stai mandando adesso?”, noi fingiamo una mancanza di copertura rete fino a tre ore dopo quando candidamente facciamo un finto inoltro, accompagnando il tutto con un inappellabile “sicuramente ti era finito in spam, leggo adesso e inoltro. a presto” perché bisogna mentire sempre, sempre. (Ecco un’altra qualità fondamentale: capacità mistificatorie).

Ma torniamo alla volontà di ferro.

Io non ce l’ho. Lo ammetto. Io amo scrivere e lo faccio praticamente di continuo tra mail, blog, liste, taccuini, margini dei libri, scontrini, fatture, sms, whatsapp, facebook, calendari, diari ma… MA… ma quando la scrittura diventa lavoro, imposizione, io vengo colta da uno strano morbo che agisce sulle mie sinapsi che mi trasporta in dimensioni parallele in cui mi abbandono con fiducia a oscure forze che certamente faranno slittare le scadenze, mi faranno avere una geniale illuminazione che mi porterà a completare un lavoro di tre giorni in due ore e via così per la tangente) e così tendo a eludere, rimandare, dimenticare, trascurare. Perché fare oggi quello che posso fare domani?

Sono maniacale nel crearmi liste di to do e compilare agende fisiche e virtuali per incasellare tutto nei tempi perfetti, ma poi accade sempre qualche imprevisto che traaaam: sballa tutto e ci fa cascare nel delirio.

E allora ho inventato la mia strategia, che fa capo un po’ a quell’altra qualità di cui accennavo e che invece possiedo in quantità: la capacità mistificatoria. Dopo anni di teatro qualcosa mi è rimasta e sono davvero molto brava a prendermi per i fondelli e a credere alle cose che invento. Invece di scrivere sull’agenda che la ScadenzaMortale per il progetto x è il 22, io scrivo che è per il 15. Se si tratta di un solo articolo, segno il 20. E giuro che ci credo.

Questo fa sì che io lavori sempre sulla spinta dell’angoscia, ma evidentemente le cose mi vengono meglio così.

Un’altra dote importantissima è la capacità di gestire il tempo che ha a che fare con la predisposizione a tenere salda l’attenzione, a non lasciarsi trasportare dalle distrazioni e a incasellare varie attività nella successione più efficiente possibile. Bene, nel mio caso, dote non pervenuta. Se suona il portiere e mi porta il pacchetto di Amazon che aspettavo io sono capace di iniziare a leggere l’ultimo romanzo di Murakami dimenticando totalmente la famosa SM. Se mentre sto navigando per delle ricerche mi trilla qualcuno su skype non resisto a rispondere. Se mentre fisso lo schermo in attesa dell’illuminazione mi ricordo che siamo al 21 Giugno e i saldi online sono cominciati non riesco proprio a impedirmi di sbirciare le vetrine di Yoox o JCrew. Anche se poi non compro niente.

E quindi anche in questo caso mi sono dovuta inventare una strategia: dividere il tempo. Ho scoperto dalla mia amica Silvia che qualcuno ci aveva già pensato prima di me, tanto da farci anche un sacco di soldi con quest’idea (altra dote notevole per un freelance: saper monetizzare le idee… e ho il sospetto che anche questa non mi appartenga), ma io la uso dai tempi della scuola quando non avevo ancora internet, ma c’era sempre un’Anna Karenina, un Narratore o una sorella Bennet a distrarmi dalle versioni di latino. Invece di dire: “oggi scrivo questi tre articoli entro le 2″, mi dico: ” scrivo quello tra le 9 e le 10, poi cazzeggio faccio delle ricerche, poi dalle 10,30 alle 11,30 faccio quell’altro post e dopo altre accuratissime ricerche dalle 12 all’1 finisco il terzo articolo. Se mi resta tempo cazzeggio un po’”. In questa maniera riesco ad essere efficiente e a fare shopping online.

Ovviamente questa strategia deve essere adottata tutti i giorni, prima di ogni sessione di lavoro. Bisogna sedersi alla scrivania e stabilire il programma del giorno con le divisioni di tempo. Altrimenti vi ritrovate ad alzare lo sguardo sulla parte destra del monitor e a farvi venire un coccolone perché è già mezzogiorno e oltre a non aver scritto niente avete pure bruciato la carta di credito.

L’ultima qualità fondamentale per lavorare da freelance è senza dubbio la flessibilità. Mi riferisco soprattutto alla questione spaziale. Il freelance spesso non ha un ufficio. Nel mio caso, manco una scrivania esclusiva — se togliamo il tavolo all’ingresso dove chiunque entri in casa o passi di là per sbaglio vi sbrodola qualcosa, dal lusinghiero cioccolatino (poi rivelatosi scaduto), al più scoraggiante kleenex appallottolato, fino a sorprendenti residuati bellici. Qui mi sento più ferrata: talvolta mi accontento senza colpo ferire di piegare le ginocchia sotto il mio Byllan, altre riesco a mettere insieme le idee sulla mia moleskine mentre sono in autobus per andare a prendere Momo all’asilo e a riversare tutto in elettronico dal cellulare. Insomma non mi formalizzo. Però ci sono lavori che richiedono molto più materiale e mi sono accorta che aprire, chiudere, spostare, portarsi appresso libri, quaderni, faldoni e foglietti ogni giorno fa perdere tanto tempo ed energie.

La mia strategia è stata dividere ulteriormente il lavoro organizzando degli spazi per ogni tipologia in maniera da avere quello che mi serve nel luogo in cui verosimilmente potrò lavorare e suddividere in maniera certosina i lavori per ogni giorno della settimana e quindi per ogni luogo possibile: casa (divano o scrivania o tavolo della cucina), biblioteca, bar o caffè. E infine allestire un piccolo ufficio portatile da avere sempre in borsa con tutto ciò che può servirmi, ma di questo ne parliamo la prossima volta!

I tuoi commenti

7 Commenti fin'ora

  1. Ilaria ha detto:

    Anch’io mi anticipo le scadenze! Il punto, per me, è che sono tentata di essere un po’ ribelle e sgarrare sul tempo della consegna. In questo modo ogni tanto sgarro anticipandola, e siamo più contenti sia io che il cliente 😀

  2. sandra ha detto:

    L’idea delle scadenze anticipate la adotterò sicuramente. Semplice quanto geniale. Anche perchè io sono del tipo “ma se manca ancora un sacco di tempo perchè correre?”. Poi ovviamente la corsa si fa e a perdifiato. Per quanto riguarda la flessibilità di tempo e spazio, quella c’è tutta. Mi basta avere il mio computer e posso lavorare in qualsiasi situazione senza sentire nessun altro rumore se non quello della tastiera.
    🙂

    • caia coconi ha detto:

      per me dipende, e comunque quella e’ una cosa che a lungo andare cambia.
      c’e’ tanto da dire… devo ordinare le idee.
      ogni commento a questa rubrica sarebbe un post 😛

  3. Siro ha detto:

    Hai scaricato la dispensa della tecnica del pomodoro? Io ho appena cominciato ma mi sembra vada bene. Alterno pause vere a pause funzionali. Tipo stendo i panni tra un pomodoro e l’altro. 😀
    Sono sempre in urgenza comunque, però gestisco meglio l’ansia.
    Il problema mio è anche che non riesco a dire no, non avendo un fisso mensile accetto spesso troppi lavori contemporaneamente. E se poi il mese prossimo non arriva niente? E se poi questo cliente poi non mi chiama più?

    • Ilaria ha detto:

      Siro, io ti capisco su tutta la linea…

    • caia coconi ha detto:

      lo leggevo su un libro di cui voglio parlare: dire di no viene col tempo, quando hai trovato una tua routine lavorativa e hai coltivato un po’ di competenza gestionale (non professionale, ma semplicemente di gestione del lavoro oscillante del freelance). ora che siamo in start up e’ normale accettare tutto, ci mancherebbe. io ancora non riesco a fare la snob, anche se poi mi prendono i nervi quando devo scrivere cose idiote, avere a che fare con gente ignorante e prendere due lire che poi devo pure rincorrere, ma tant’e’.


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