lezioni di mammita'

Libertà e responsabilità

12 Commenti 30 Maggio 2013

amsterdam-starbucksSono giorni che mi frulla in testa questa dicotomia.

Con Momo siamo in una fase molto difficile di compromessi quotidiani. Il suo carattere emerge sempre più netto nella sua fragilità e se da un lato è più semplice comprenderlo, dall’altro è molto difficile conviverci.

Ai figli è bene donare la libertà d’espressione e l’amore totale dell’accettazione, ma come genitore ho anche il dovere e la responsabilità di guidare, educare, mostrare cosa è giusto e cosa no.

Non solo. Dovendoci convivere ho anche l’egoistica necessità che collabori. Faccio un esempio.

Posso lasciarlo libero di andare scalzo a scuola? Castro la sua libertà d’espressione, ma lo proteggo anche da tagli ai piedi ed eventuali infenzioni. E non ne faccio soltanto una questione di apprensione e di ansia da mamma con la campana di vetro, ma anche di collaborazione domestica: se lui si fa male a un piede, restando nell’esempio, sono io che poi dovrò perdere una o più giornate di lavoro perché non può andare a scuola, io che dovrò portarlo su per quattro piani di scale se non può camminare. E in una famiglia è giusto che tutti collaborino per un armonia generale, o no?

Posso lasciarlo libero di non dormire il pomeriggio se so che ne ha ancora bisogno? Ostruisco la sua spontaneità, ma preservo una routine famigliare necessaria per tutti. Se lui non dorme di pomeriggio, probabilmente crollerà alle 6, si sveglierà alle 7,30 urlando isterico perché questi scombussolamenti io lo so che gli fanno questo effetto, cenerà e non riuscirà a riaddormentarsi prima delle 11. Il risultato? La serata di tutta la famiglia sarà irrequieta e soprattutto l’indomani mattina lui sarà stanco e si alzerà di malumore facendoci andare di traverso persino il caffè.

Questi sono esempi, ma questi avvenimenti sono all’ordine del minuto. Nell’oretta dal risveglio alla sua uscita per andare a scuola ha sfornato almeno quattro di queste opposizioni.

Su alcune soprassiedo, ma su altre?

‘Momo, vai a fare pipì che ti aspettiamo per fare colazione’. ‘Non devo fare pipì’. ‘Ok, allora buon appetito!’ (Al massimo se la farà addosso o dovrà scappare al gabinetto mentre inzuppa un biscotto nel latte). ‘Ok, andiamo a lavarci i denti’. ‘Io voglio uno spazzolino nuovo’. ‘Momo il tuo è nuovissimo, l’abbiamo appena comprato’. ‘Ma a me l’arancione non mi piace, voglio uno spazzolino nuoooovoooooooo’. ‘Ok, se vuoi ti lavi i denti con quello che è nuovo, altrimenti non te li lavi’. ‘Allora non me li lavo’. ‘Ok, non è un dispetto che fai a me, se non lavi i denti poi si cariano e ti fanno tanto male e alla fine ti cadono e rimani senza, pensaci’. (Se una mattina non si lava i denti non morirà). ‘Bene, andiamo a vestirci: tieni il pantalone di ieri che è pulito, puoi scegliere la maglietta’. ‘Ma io volgio i pantaloni blu, il grigio non mi piace’. ‘Ci sono tante cose in giro e dobbiamo ancora finire di fare le lavatrici di Amsterdam, la mamma ha tanto lavoro da fare, Momo, aiutami. Metti questi pantaloni che sono ancora puliti, poi se oggi li sporchi al parco, domani metti quelli blu puliti’. ‘Ma il grigio non mi piaceeeeeeeeee’

Continuo?

Insomma, per dire. Ieri, prendendolo da scuola stava per finire sotto un camion perché nonostante gli avessi appena detto di starmi vicino che dovevamo attraversare la strada, si è lanciato di corsa in mezzo alla carreggiata. Inibisco la sua istintiva ansia esplorativa se mi metto a urlare? In quei momenti esce veramente la iena che è in me.

Per non parlare dei pasti. Non ne parliamo.

La mia ambizione è proprio educare i miei figli alla libertà, e soprattutto donargli quella comprensione e quella fiducia che viene dall’accettazione, ma in queste lotte quotidiane mi sembra non resti nulla di costruttivo, soltanto trattazioni e frustrazione.

E poi dove e soprattutto quando comincia la mia, di libertà?

I tuoi commenti

12 Commenti fin'ora

  1. verdeacqua ha detto:

    ti capisco perfettamente. Anche noi siamo in continua trattazione e io in continua lotta tra le me che crede nella bontà educativa delle regole e la me che vorrebbe lasciarlo più libero, perchè la libertà è una gran cosa.
    Stiamo imparando anche noi. E non sottovalutarti troppo, stai costruendo con lui e per lui. E anche per te.

    • caia coconi ha detto:

      non mi sottovaluto, penso sempre che DEVO essere imperfetta e sbagliare, altrimenti cosa avranno da contestarmi da adolescenti per “diventare grandi’?
      😛
      no, davvero, ne parlo per cercare una strada un tantino meno faticosa. questi tira e molla quotidiani, i miei rimproveri (che ormai mi urta pure a me sentire la mia voce) lui che piange (e momo non piange, si dispera, lui non si arrabbia, lui cade nello sconforto piu’ cupo…) la tensione… uff
      comunque so che passera’.
      vorrei che soffrissimo tutti un tantino meno 🙂

  2. Trasparelena ha detto:

    per quella che è stata la mia esperienza troppa libertà ai bambini fa male.
    Detta così è brutta, ma devono comunque vivere in questa società piena di regole, per cui tanto vale che le prendano subito come un dato di fatto.
    Fare i testoni è il loro mestiere di bambini, per capire che margini di manovra hanno. Dire di no quando è il caso e dare le regole è il nostro mestiere di genitori, per far capire che ci interessiamo a loro.
    E’dura, ma poi paga, fidati!

    • lucia ha detto:

      Condivido pienamente. Probabilmete sta testando (a modo suo) i limiti entro cui si può “muovere”. Per esperienza personale credo che sia fondamentale darli proprio a questa età.
      Si raccolgono i frutti in futuro (nel mio caso mio figlio ha 13 anni) e per ora ha ben chiaro qual’è il limite della sua libertà personale; delle cose “lecite” e di quelle “che non si fanno”.
      E’ chiaro che poi sta a noi genitori accogliere, comprendere e anche concedere la dovuta e “sana” libertà.

      • caia coconi ha detto:

        avete ragione.
        talvolta il maritozen mi dice che nond evo aspettarmi che lui si comporti ‘bene’ per non nutrire aspettative irrealizzabili. ma svegliarmi la mattina sapendo che montera’ i suoi conflitti in maniera che se invece di venti ne fa cinque io mi possa ritenere soddisfatta.. ehehhe forse devo prorpio cambiare prospettiva!

    • caia coconi ha detto:

      sono per lo piu’ d’accordo. la fatica arriva quando le forzature arrivano costantemente e ininterrottamente cosi da metterti in una posizione di debolezza innanzitutto perche’ ti esasperano il sistema nervoso e poi perche’ l’insistenza ti insinua il dubbio che possano aver ragione e ti fanno vacillare… che fatica!!!

  3. Hermione ha detto:

    Ma i bambini li fanno tutti con lo stesso stampino? No, perché il risveglio che descrivi somiglia tanto al nostro. E poi mi chiedo, vabbè i capricci, son bambini, ci mettono alla prova, vogliono vedere come reagiamo e tutto il resto, ma le reazioni isteriche sono proprio necessarie?

    • caia coconi ha detto:

      sulle reazioni isteriche potrei scrivere un trattato. pero’ no, non sono tutti con lo stampino perche’ io vedo delle differenze sostanziali nelle reazioni tra momo e dado.
      dado ha un’intelligenza emotiva e una flessibilita’ caratteriale che fa si che anche le reazioni esasperate e disperate — quando e se ci sono — hanno un termine. momo no, continua fino alla perdita di voce, senno e lucidita’ sua e mia.

  4. carpina ha detto:

    Ehhh è dura, è proprio dura!
    Quando immagino i miei boys adolescenti, con tutti i problemi e le lotte e le (mie) paure, mi cadono le braccia e non so, sinceramente, se reggerò.
    Anche io mi ritrovo a che fare con spigolosità del genere, col mio seienne.. Momo mi pare precoce assai! 🙂

    Ma tutto quel che facciamo, le spiegazioni, le motivazioni che poi paiono ritorcersi contro noi stesse, son proprio la base per la loro crescita sana e libera.

    Un abbraccio di comprensione, darling….

    • caia coconi ha detto:

      io mi auguro a un certo punto di coglierli sti frutti 😀
      invece come te immagino la loro adolescenza e mi prende un colpo 😀

  5. Siro ha detto:

    Ne parlavamo, ti ricordi, quando li abbiamo visti tutti e quattro insieme? Alice è la versione femminile di Momo e Dalia di Dado.
    Anche io vivo questo dibattito interno quotidiano, e continuamente all’interno dello stesso giorno. Soppeso ogni no, ne vaglio la necessità, l’urgenza, la forza castrante.
    Sono stremata da questi bracci di ferro. almeno mi tonificassero i bicipiti. invece mi sfrangiano l’anima, arrivo a dei punti di esasperazione quasi comici. ieri le ho tirato in faccia un pannolino. che paura eh. non riusciva più a smettere di ridere. meno male.

    • caia coconi ha detto:

      io certe volte lo lascio sfogare dove si e’ buttato per terra perche’ ho paura di non frenare le mie, di reazioni di fronte a quella ‘follia’.
      allora me ne vado di la’, metto una distanza e a volte si calma da solo, a volte mi calmo io e riesco a trovare un escamotage per distrarlo e far sfumare tutto. ma una fatica.


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