me&I

Piccole cose

6 Commenti 30 Gennaio 2013

È che sono qui stasera con uno strano languore.

Ho voglia di cioccolata che per me non è così consueto.

Ho anche voglia di un film strappalacrime o di finire di leggere il libro che ho sul comodino.

Ho anche voglia di parlare, ma il MaritoZen è di là che attende l’addormentamento definitivo di Momo (io ho fatto addormentare Dado, ma tanto a breve si risveglierà la prima delle infinite volte per notte. Sono esaurita, lo scrivo in questa parentesi così poi la chiudo e non ne parlo più).

Allora torno a scrivere qui che è questo luogo in penombra che mi riappacifica con me stessa.

Mi fermo, mi siedo, e digito.

È che l’altra sera mentre preparavo la cena c’era la radio accesa ad una stazione casuale dove non facevano interruzioni pubblicitarie, ma tanta musica, per lo più datata e italiana.

Ho sentito le note di poesie che hanno fatto parte delle mie notti da adolescente col walkman sotto le coperte a scrivere al buio fra le lacrime. Ho sentito anche acuti che urlavo al mare e parole attorcigliate che masticavo a memoria andando a scuola con lo zaino su una spalla.

Insomma vecchie canzoni che mi hanno fatto ricordare una me che adesso mi sembra un’estranea. Che poi non è vero, la conosco benissimo, ma è un’altra, un’altra me. Una che non se lo immaginava proprio che cosa avrebbe fatto di lì a quindici anni.

Con due bambini, in un’altra città, con un uomo accanto. Un uomo vero con la barba e le mani forti. E il cuore delicato. Io sognavo proprio questo uomo qui, ma non ci speravo veramente. In fondo preferivo crogiolarmi nello strazio degli amori impossibili o, peggio, in quello degli amori fabbricati da proiezioni.

Ho pensato ai miei amori, quelli che stavano tra le pagine a quadretti della Smemo, quelli che facevano battere il cuore dietro il muretto ad angolo della scuola. Quelli del Sabato mattina che sembra primavera anche a Gennaio, quelli della Domenica pomeriggio a ballare.

Quanta verità in quegli amori e quante bugie, eppure ci credevamo.

E poi sono andata all’università. E altre storie.

Ma non volevo parlare di questo. Il fatto è che le piccole cose che accadono senza preavviso — una canzone alla radio, un passante che schizza sulle strisce pedonali imponendoti un’inchiodata, due passi in solitudine con le suole di cuoio nuove che snocciolano sampietrini — queste piccole cose spalancano vasi di Pandora che ti sommergono come uno tsunami. E risenti degli odori, riconosci delle espressioni in te che credevi perdute, abbassi la voce e graffi due strofe per risentire nello sterno quelle vibrazioni lì.

E io vivo per quelle piccole cose. Sono quelle che mi fanno pensare che esista qualcosa di inesplorato, una dimensione altra che aspetta di essere navigata, ed è in quella direzione che io voglio andare.

E risalendo rapida su questa superficie ho anche avuto la netta percezione di queanto tempo io sia stata in apnea.

Quasi quattro anni.

Quattro anni senza quelle piccole cose lì.

Quattro anni senza quello spazio mentale che ti permette di accogliere pensieri sfuggenti, ricordi fuliginosi, emozioni stridenti.

Vorrei avere quel tempo lì: quel ritmo umano fatto di ovattate immagini sommerse e accecanti apparizioni. Frastuoni violenti e distese di pace. Quel tempo che ti dà tempo di chiudere gli occhi e scegliere di riaprirli.

Per gli amici romani:

Domenica prossima, 3 Febbraio alle 11,30

sarò con MariaGrazia a la Feltrinelli di Largo di Torre Argentina, 5 a Roma

per presentare il nostro libro, 1001 cose da sapere e da fare col tuo bambino

Se vi va di fare un salto anche con i bambini faremo in modo di non fare annoiare almeno loro 😉

I tuoi commenti

6 Commenti fin'ora

  1. Lisa ha detto:

    E’ capitato anche a me. Mi sono riguardata allo specchio, ho visto delle rughe in più, mi ero tuffata l’altro giorno e sono riemersa anni dopo. Però ogni tanto mi rendo conto che in questi anni ho accumulato: tenerezza, forza, bellezza, stanchezza, e una cicatrice tremenda che fa si che non riesca più a sentire parlare del male se riguarda i bambini. Poi si riprende, pian piano. Per me è il tempo passato a leggere e ascoltare bach con la finestra aperta, a stare sola con mio marito senza orologio, a ballare. Lo farò quando avrò i capelli bianchi, intanto le piccole cose che ho ora sono quelle che lasciano nell’anima impronte solide.

    • caia coconi ha detto:

      hai ragione lisa, le impronte di questi anni io gia’ le sento e sono quelle che del resto mi continuano a sorreggere le scelte quotidiane a favore di una vita spesa per loro e con loro.
      non mi posso immaginare diversamente, posso solo ambire, sognare, desiderare ardentemente degli attimi, piccoli piccoli di… vuoto.

  2. Quanta nostalgia… mamma mia che pensieri hai scatenato con questo post…
    siamo cambiate, siamo cresciute, anche se dentro siamo ancora quelle ragazzine un po’ ingenue o no?
    Io mi sento ancora un po’ così… ma vivo anche ora di piccole cose, solo che ora sono i miei figli i protagonisti, quasi sempre!

    Spero di venire con Filippo domenica…!!

  3. simplymamma ha detto:

    come ho potuto perdermi questo post? proprio stasera che mentre il papi è di là mi sono guardata un film semplice come “scusa se ti chiamo amore” e vivevo strane sensazioni: quelle di un universo perduto, quello che tu bene descrivi, quello dei tempi del liceo, quello delle giornate a farti bella ad aspettare emozioni….un raul bova tutto da guardare, un amore che prende tutto e che sai di aver provato ma che ora è in stand by e poi eccole che riappaiono…le ansie da mamma, di quella mamma che vede nelle sue piccole quelle adolescenti che non le parleranno più, o per cui non sarà più il centro della vita. e su un film così banale mi si son riempiti gli occhi di lacrime per tutte queste sensazioni….e poi il tuo post. buona notte cara che come al solito sarà una lunga notte da mamme 😉


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