lezioni di mammita'

visto che non si vive di sola panza

0 Commenti 02 Febbraio 2009

Le mie letture di Gennaio
in classifica
 
Adoro lo stile della Nothomb, surreale e visionario. Un po’ folle, ma in fondo così foriero di risvolti disarmanti e veri della vita interiore (almeno della mia). E leggerei i suoi libri uno dietro l’altro senza annoiarmi. Questo in particolare è stato tenerissimo, soprattutto perché raccontando dei suoi primi tre anni di vita e della sua costruzione di un’impalcatura di valori e regole — posticcia forse, ma strettamente legata alle esperienze post natali e ai primi ricordi — mi ha fatto guardare con molta ironia al punto di vista di un neonato e agli errori dei genitori nell’interpretazione dei messaggi infantili.
 
 
già commentato:
 
 
 

Un racconto in punta di piedi che svela un passato soffocato a lungo.

Un libro che lascia spazio a tante riflessioni su amore, matrimonio e il vero volto di ognuno di noi.

Meraviglioso come sempre lo stile della Némirovsky.
 
 

Attraverso lo sguardo di uno psichiatra la vita di una donna svelata nelle pieghe più oscure.

Stella è la moglie di un ambizioso psichiatra con il quale ha un figlio di dieci anni. Vita apparentemente “tranquilla”. S’innamora di uno psicopatico (per quanto non sia l’esatto termine clinico) e da lì la sua vita prende una strada imprevista, dolorosa e struggente. L’animo di questa donna è sviscerato in maniera così disarmante che mi sembrava di conoscere quella donna e talvolta di essere io. E mi ha suscitato una marea di emozioni, dalla compassione, alla tristezza, allo squallore, al disappunto, alla tenerezza, fino a provocarmi domande profonde circa il confine tra amore e follia, le responsabilità nelle relazioni di coppia e in tutto questo il valore dell’amore materno rispetto a tutte le altre sfere emotive di una donna.

Ovviamente un libro consigliato a chi almeno una volta ha temuto di impazzire per amore.

 

 

Mi è piaciuto. Non so come ho fatto a trascurare così a lungo la letteratura sudamericana, con quelle atmosfere vivide e marcate, con quelle lotte sanguinose, ripulite da larghi sorrisi e una speranza incrollabile. Il mondo che la Serrano tesse in queste pagine è un mondo al femminile. E anche se a volte mi sembravano storie già sentite, mi rassicura e mi intenerisce, e mi dà forza trovarmi attorno a questi falò, sorseggiando vino rosso cileno e facendomi una risata su quanto spesso la vita chieda di più a noi donne. Ma anche condividendo un sospiro su quanto di più ci venga donato.

 

 

Una bella favola, da assaporare con tutte le essenze speziate che emana. Una lettura scorrevole, ma che in fondo in fondo non mi ha travolto.

 

 

Uno spaccato di un paese della costa d’avorio. Molto vivido e vivace. Spunto di riflessione sulla condizione della donna e la vita quotidiana in villaggi di una cultura così distante da noi.

Letto in inglese.

 

 
 
 

Non mi piace questo stile finto “scasciato”, di quelli che spiattellano lì le cose senza cura con quell’atteggiamento di sufficienza te-lo-butto-lì-tanto-pendi-dalle-mie-labbra-perché-sono-figo. E non mi ha detto niente di nuovo sull’atmosfera newyorkese anni ’80 tra coca, modelle e notti a inseguire il locale del momento. Non mi ha detto niente di nuovo su quello che accade a un uomo quando viene rigirato come un calzino da una donna bella ma stupida e poi ovviamente abbandonato. Però lo promuovo, perché ho percorso con il protagonista le strade del village e ho riconosciuto posti che ci sono ancora e atmosfere che annuso anch’io ogni giorno. Proprio due giorni prima di leggerlo ero stata tentata di provare la macelleria Ottomanelli’s in Bleeker st… e fa troppo strano quando in un libro di vent’anni prima ci vedi passare davanti alle vetrine il protagonista.

 

 

A me non è piaciuto, per niente.

Ho trovato i personaggi poco sfumati e senza evoluzione, dai principali alle comparse, la storia scontata e prevedibile e lo stile niente di entusiasmante. Infine la morale di fondo è poco affine alla mia filosofia di vita.

Giordano bocciato.

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