lezioni di mammita'

tuffo nel passato

1 Commento 04 Agosto 2005

rovistando tra scatole e ricordi ho trovato questo vecchio tema del liceo…ecco da dove viene la "susina regale"…la claudia è appunto un tipo di susina dedicata ad una regina di nome Claudia…lo scoprì allora. 


Mi chiamo Claudia. Il mio nome deriva dal latino e significa zoppo. Ho capito che lo si può essere anche nell’anima. Non sono come gli altri, ho sempre avuto mancanze o disagi che non mi hanno concesso un’andatura perfetta.

È qualcosa di congenito, credo, per me, chiudere tutto dentro e restare impenetrabile. Piangere di fronte a tante persone e ardere di fuochi di paglia. E poi restare comunque, infinitamente sola.

Sono lesioni che non si saldano, ferite che non guariscono, quelle di cui non si vuole uccidere il ricordo, rimuoverne la sofferenza. È come convivere con l’insopportabile fetore di un cadavere che non si vuole seppellire. È muoversi, parlare, dover esistere per gli altri con una minuscola spina nel cuore. È credere di non aver possibilità di riscatto, ma solo un destino già segnato.

Accade però che spunti una claudia coraggiosa, in pieno inverno, sui rami duri e ingrigiti, da sola.

E sfidi il gelo per esistere nonostante il tempo la minacci.

Forse non è veramente coraggiosa, forse ha solamente dimenticato di attendere il calore estivo e si è imposta solo tanta tenacia.

Ma quando cade sfinita da una lotta apparentemente voluta da una natura crudele, è il suo seme che si insinuerà nella terra umida che nutrirà le radici di uno splendido susino.

C’è qualcosa di stridente nella vita. Ci è concessa la luce e un dramma. E si devono trovare i riflessi luminosi da sguainare per sconfiggerlo e poi dimenticarlo per capire che la luce ci è data da sempre per arrivare a goderne di propria. E “la felicità diventa felicità quando si può dimenticare” (Nietzsche)

È dunque tempo di edificare. Devo stracciare altri fogli per dar spazio a questo. È tempo di guardare avanti verso un cielo annuvolato da bagliori da sogno e oscurità. È tempo di lasciare alle spalle il cielo ovattato ormai intriso del mio essere così tacitamente folle, il mio essere così mare. Impetuosa e stranamente pacata, immensa e tormentata, ricca e misteriosa. Sconosciuta.

È tempo di sradicare la carcassa d’albero dei dolori che per anni io sono voluta stare a guardare quasi con un compiacimento masochista.

È tempo che la donna sgusciata dall’utero dell’adolescente, accompagni alla tomba questa degna madre che non può sopravvivere all’incessante fluire del tempo.


 

La traccia era:

“Ogni cosa ha il suo tempo. E dentro lo spazio ad essa assegnato passano tutte le cose sotto il cielo. Tempo di nascere e tempo di morire; tempo di piantare e tempo di sradicare quello che fu piantato. Tempo di uccidere e tempo di guarire. Tempo di demolire e tempo di edificare” (Ecclesiaste III 1-3)

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1 commento

  1. Unknown ha detto:

    carino il tuo blog…un pò di tempo fa c’era un cielo blu…di un blu intenso…lo stavo guardando assorto in un’ammirazione divina…a voce alta ho detto "che bello il cielo oggi" all’improvviso dietro di me sento una voce femminile che mi dice "è davvero bello…la nostra vita è sempre così, ma le persone non si accorgono che le nuvole le mettiamo noi…(credo con le nostre palle mentali…) ma non si accorgono che dietro il cielo è sempre blu….dietro le nuvole c’è sempre il sole!" è strano ma ci stava tutto quello che mi ha detto e l’ho capita al volo…mi sono girato per ringraziarla del pensiero…ma lei stava già andando via…(era una signora di una certa età…) e allora mi sono rivoltato e ho continuato a guardare quel magnifico cielo"…..^_______^ piacere sono riki e vivo a cagliari


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